DIMOSTRAZIONI D’AFFETTO, DEVONO ESSERE SPONTANEE

D: Ciao, mi chiamo Daniel e sono il papà di Aurora e Andrea, 5 e 2 anni. Ti scrivo di getto, in preda al nervoso: siamo appena tornati dal pranzo domenicale con la famiglia, anzi le famiglie, io e mia moglie abbiamo questo appuntamento mensile al ristorante con le nostre famiglie di appartenenza, che riuniamo in un unico giorno, dato che non viviamo nella stessa città. Quando ci siamo incontrati, così come quando ci siamo salutati, come ogni volta, mia moglie ha tanto insistito che i nostri bambini passassero in rassegna con baci e abbracci nonni, zii e cuginetti, non senza difficoltà e “beccandosi” dei sonori “no” dai  nostri figli. Ma dico io: è bene insistere così tanto perché i nostri figli abbiano dei gesti d’affetto nei confronti di tutti i parenti? Sì, insomma, nemmeno io lo faccio!

R: Caro Daniel, non posso darti torto: baciare e abbracciare non è cosa da poco, è giusto rispettare il bambino che sfugge a questi gesti convenzionali.

IL GESTO D’AFFETTO E LE SUE IMPLICAZIONI

Questa azione che, per noi adulti, è diventata un routine, per i bambini è colma di significati ed è quindi comprensibile che facciano fatica a condividerla con degli sconosciuti. Ti chiedo scusa, Daniel, se mi sono permessa di definire i vostri parenti con un espressione così forte, ma ho capito dalle parole della tua lettera, che godete della presenza delle vostre famiglie al completo, solo una volta al mese. Purtroppo non potendoli frequentare più spesso, ai vostri figli è ben chiaro il ruolo che ricoprono nella loro vita, nonni, zii, e cugini, ma non hanno con loro la confidenza necessaria per potersi donare anche in un gesto fisico, quale il bacio e l’abbraccio, che di per sé è anche un gesto molto intimo. Le manifestazione di affetto, da parte di chicchessia devono essere spontanee e desiderate anche da chi le compie. Al contrario, se questi gesti vengono richiesti e a volte anche forzati, o addirittura barattati in cambio di qualche altra cosa, perdono il loro significato primario, cioè quello di dimostrare affetto, diventando un modo per compiacere non solo l’adulto destinato a riceverli ma anche l’adulto che li ha richiesti. La reazione dei bambini, di fronte a queste richieste di gesti d’affetto “obbligati”, potrebbero esser di fastidio e imbarazzo, e non solo: proprio come capita ai tuoi figli, Aurora e Andrea, i bambini si potrebbero chiudere in se stessi, manifestando la loro chiusura con un secco “no”, come dici tu caro Daniel, che sottolinea la loro condizione di disagio e un colpo alla loro autostima, perché non si sentono capiti nella manifestazione dei loro sentimenti.

COSA CONDIZIONA I DIVERSI MODI DI DIMOSTRARE AFFETTO

Infatti i bambini sin da molto piccoli sono perfettamente in grado di esprimere i loro sentimenti e le loro emozioni, grazie a gesti d’affetto, di volta in volta differenti e personalizzati. Certo ci sono elementi che li condizionano nei loro diversi modi di esternarli, come il carattere, la loro indole, ma anche l’esempio che ricevono dall’adulto di riferimento. Infatti le competenze affettive del bambino si sviluppano, innanzi tutto, dalle relazioni affettive che si instaurano con i genitori e tra i genitori, per poi evolversi grazie agli stimoli ambientali che ricevono, dai quali apprendono la capacità di gestire le loro emozioni. Nel vostro caso, sei tu per primo a dirmi che non è tua abitudine avere slanci eccessivi di affetto, quindi, come sostieni, non è giusto costringere loro a fare un azione che non si sentono di fare. E’ importante quindi, che anche tua moglie capisca che deve lasciare liberi i vostri figli di esprimersi e relazionarsi con gli altri liberamente, dando loro l’opportunità di scegliere come e quanto “darsi”. Questa autonomia rafforzerà anche la sicurezza in loro stessi grazie al controllo delle azioni, con le quali esternano i propri sentimenti, e del proprio corpo nelle dimostrazioni di affetto. Tutti questi aspetti concorreranno ad un sano sviluppo dei vostri figli.