TRASFERTA PER LAVORO = PAPA’ LONTANO

D:  Il mio compagno è partito per una trasferta negli gli Stati Uniti, dove passerà un intero anno, per via della promozione che ha raggiunto al lavoro; io e il nostro piccolo Matteo, rimarremo in Italia. L’idea di stare lontani per tutto questo tempo mi preoccupa, però è soprattutto l‘impatto che, questa nuova situazione avrà su nostro figlio, che ha 4 anni, a impensierirmi, tant’è che mi chiedo se non sia il caso di trasferirci anche noi in America, per stare tutti insieme….ti chiedo il tuo parere in merito, per avere anche un altro punto di vista, esperto tra l’altro.

R: Non sono rari i casi in cui uno dei genitori, più spesso la figura paterna, debba allontanarsi dalla propria famiglia per una trasferta lavorativa: questa situazione che si crea comporta sacrifici, non solo per chi deve spostarsi ma anche per chi rimane a casa, che oltre a doversi abituare all’assenza del coniuge, deve riorganizzare la gestione domestica e le proprie routines. E’ quindi un tema molto delicato perché ognuno dei componenti della famiglia deve elaborare questo distacco non solo dal punti di vista pratico, ma e soprattutto dal punto di vista emotivo, aspetto non facile tanto per gli adulti quanto per i bambini.

COME REAGIRA’ IL BAMBINO ALLA TRASFERTA

Sicuramente Matteo proverà un senso di disorientamento e abbandono, se già non l’ha esternato, per via dell’assenza del padre, dovuta alla trasferta, il cui ruolo è molto importante nella sua vita. Infatti grazie alla presenza costante della figura paterna, un bambino, a maggior ragione se maschio,  riesce a trovare la propria indipendenza dalla figura materna, acquisendo autonomia e lanciandosi nella conquista del mondo, accompagnato appunto dal papà che ai suoi occhi diventa una sorta di prolungamento di se stesso, con il quale si identifica e che, oltre ad essere un “pass par tout” per la conoscenza e le esperienze al di fuori delle mura domestiche, è il detentore delle regole, in casa e della vita. Questo allontanamento prolungato farà soffrire tuo figlio perché, indubbiamente, ne sentirà la mancanza e molto probabilmente si verificheranno degli episodi inusuali come pianti “ingiustificati”, capricci eccessivi ed eventualmente piccole regressioni rispetto alle autonomie conquistate da Matteo. Tutti questi comportamenti anomali, però, dovranno essere non solo accettati ma anche compresi e, in un certo senso, assecondati perché tuo figlio ha bisogno di sfogare la rabbia che sente dentro. Dal canto tuo, tu potrai aiutarlo a gestirla e ad incanalarla proponendogli delle attività che fungano da valvole di sfogo.

COME GESTIRE IL PERIODO DELLA TRASFERTA

Dunque, oltre a rassicurare tuo figlio, non solo in questi particolari momenti ma di continuo, sulla necessità di questa trasferta che ha portato lontano il papà, ma anche sull’affetto che il papà prova per lui e che rimane nonostante il distacco forzato, potrete istituire dei rituali che facciano sentire la presenza del tuo compagno, vicino a te e a tuo figlio, anche se non c’è fisicamente. Stabilite, per esempio, un momento della giornata in cui ricevere la chiamata del papà, con le nuove tecnologie è possibile non solo parlarsi ma anche vedersi! Sfruttate questo momento per raccontarvi a vicenda delle giornate che avete vissuto, sprona tuo figlio a raccontare di sé ed eventualmente a porre al papà tutte le domande che gli verranno in mente. Inoltre potreste conservare, con e per voi, un oggetto appartenente al padre di cui poter fruire ogni qual volta la nostalgia, della sua presenza, si farà sentire, non so, un maglione, un orologio, un cappello, l’importante è che questo oggetto sia riconosciuto anche dal piccolo Matteo, come proprio del padre.

Molto importante, poi, è il clima che si respira tra le mura domestiche che deve essere sereno e rilassato, per quanto mi rendo conto che non sia sempre facile, perché il tuo compagno, che si trova in trasferta, manca anche a te e il peso delle responsabilità, tutto sulle tue spalle, sono certa che a volte si faccia sentire. Nonostante questo, però, non sarebbe giusto farlo pesare anche a tuo figlio, quindi se la tristezza dovesse travolgerti, sarebbe meglio esternarla in privato, lontano dai suoi occhi, in modo da non angosciarlo, per quanto è giusto che anche lui sappia che anche a te il suo papà manca, e puoi quindi esprimerglielo verbalmente, proprio per non farlo sentire in difetto con il suo bagaglio di sentimenti che deve imparare a gestire: potrà così condividere questo “ingombro” con te.

ANDARE TUTTI IN TRASFERTA, SI O NO

Per quanto riguarda l‘ipotesi di raggiungere il tuo compagno negli Stati Uniti, la scelta deve essere attentamente valutata: certo l’idea di ricongiungere la vostra famiglia è sicuramente molto allettante, mi rendo conto. Lo spostamento, però, implica non solo un cambiamento rispetto a tutte le vostre abitudini, ma anche rispetto alla casa nella quale dovreste andare a vivere e più in generale dell’ambiente in cui dovreste inserirvi. In oltre implicherebbe il cambiamento delle vostre frequentazioni, di amici e parenti che dovreste lasciare alla volta di nuovi rapporti interpersonali, da intrecciare con “nuove” persone, non senza difficoltà, quanto meno emotive. Tutti questi cambiamenti che, non ti nego, scombussolerebbero la vita di Matteo, avrebbero un senso se dovessero essere per sempre o per un lungo periodo, ma affrontarli per un periodo limitato ad un anno, per poi rientrare in Italia, una volta terminata la trasferta, e affrontare nuovamente gli stessi cambiamenti, mi sento di dirti che sarebbero davvero destabilizzanti per un bambino piccolo come Matteo. Nulla che non si possa affrontare e gestire, ma è davvero il caso di sottoporre un bambino a tanti cambiamenti nel giro di solo un anno? Di fatto l’assenza del padre è un aspetto rilevante e una mancanza ingombrante, ma circondato dai suoi affetti, forte delle sue abitudini, a suo agio negli spazi da lui conosciuti, Matteo può trovare conforto e il giusto supporto per poter affrontare al meglio questo momento delicato.

Spero di esserti stata di aiuto con le mie parole e mi auguro che tu possa fare la scelta migliore per tutto il tuo nucleo familiare.