Sara e Marco, 3 anni, si addormentano con difficoltà

Bologna, ottobre 2018

Motivazione

Sara e Marco (nomi cambiati per privacy), 3 anni, si addormentano con difficoltà

Osservazioni

È importante premettere la mia conoscenza pregressa dei bambini che mi sono apprestata ad osservare: hanno frequentato il nido del quale sono titolare ed educatrice, e frequentano tutt’ora il corso di bilinguismo, ogni sabato, sempre presso il nido; questo ci ha permesso di dare continuità alla relazione educatrice-bambino, che si è instaurata nel tempo. A fronte di questa realtà esistente, l’osservazione si è svolta in maniera informale e conviviale.

Al mio arrivo, i bambini erano in compagnia della nonna materna, disegnavano entusiasti con le matite che, considerata la loro età, erano perfettamente in grado di padroneggiare con la giusta competenza; mi hanno anche resa partecipe dell’avvicendarsi della loro giornata a scuola e a casa. Rientrati i genitori e salutata la nonna, i bambini, durante la preparazione della cena, si sono dimostrati entusiasti della situazione che si andava a creare, complice un buon rapporto tra me, osservatrice, e i genitori, Elisa e Giuseppe, che non abbiamo fatto nulla per celare, tra chiacchiere, battute e risate .

Il momento della cena è stato un momento molto rilassato e condiviso con piacere, contrariamente alla routine di accendere la televisione, come mi era stato anticipato verbalmente dai genitori stessi. Seppure con qualche piccolissima defaiance, non degna di nota e in linea con l’età, i bambini hanno consumato il loro pasto in maniera prevalentemente autonoma, spontanea e con appetito.
Nota dolente, che mi sento di dover sottolineare, sono le tempistiche: la cena avviene in orario tardo (19:30/20), a ridosso dell’orario della messa a nanna. Se condivisa con i genitori, la cena ha tempi dilatati che mal si sposano con “l’impazienza” tipica e del tutto normale di due bambini di 3 anni, incapaci di rimanete “inattivi”, tra una portata e l’altra, assumendo quindi atteggiamenti che indispettiscono il genitore, dovendosi forzatamente adeguare ai tempi di noi adulti.

Finita la cena, intorno alle ore 21, è già ora di andare a nanna, vero motivo per il quale vengo chiamata ad osservare. Sara si accoccola al suo pupazzo preferito e si addormenta, quasi sempre nel suo lettino. Marco, invece, ha l’ abitudine di crollare dal sonno, a volte tirando fino a tardi, davanti al tablet acceso su episodi di vari cartoni animati, seduto sul suo letto, con la luce della cameretta accesa… talvolta questo atteggiamento, nel protrarsi fino ad ora tarda, innervosisce i genitori che si arrabbiano e rimproverano Marco, gli tolgono l’oggetto tecnologico e come risultato ottengono una scenata condita di pianti e urla.

Infatti, anche la sera dell’osservazione, i fatti si sono ripetuti sempre uguali a se stessi, in base ai racconti a me riportati dai genitori. Decido perciò di andare io, in prima persona, ad accompagnare i bimbi a nanna: Sara si lascia trascinare dalla mia proposta di leggerle una fiaba, ma, mentre lei mi ascolta sdraiata sul suo lettino, Marco, che inizialmente sembrava interessato all’attività, scappa via, a fiaba ancora da iniziare, alla ricerca del genitore. Tornerà solo dopo diversi tentativi che ho attuato per coinvolgerlo, ma in realtà convinto solo dalla proposta del padre di perseguire nell’abitudine di guardare un cartone animato sul tablet.

Alle 22:30 circa propongo di spegnere il dispositivo elettronico per dormire: Marco reagisce con disapprovazione e corre a cercare le figure genitoriali che decidono comunque di imporre lo stop alla visione dei cartoni animati, provocando in lui sconforto e pianto. Il padre si offre disponibile a rimanere ancora un po’ in stanza con i bimbi, offrendo coccole e consolazione allo sconforto di Marco; ma anche ad Sara, che nel trambusto era ancora sveglia. Nonostante questo Marco tarda ad addormentarsi, anche il padre si spazientisce e decide di affrontare la situazione con polso, lasciando la stanza dei bambini, mentre Marco cerca di attirare l’ attenzione su di sé con un rumoroso pianto che noi adulti lasciamo esaurire senza intervenire, mentre ci confrontiamo sull’accaduto in sala da pranzo.

Consigli utili alla soluzione del problema

Ci sono due o tre aspetti fondamentali che, in questa situazione, è doveroso inanellare bene, esaminare e correggere.

L’orario della cena dovrebbe essere anticipato rispetto all’orario della messa a nanna: è ovvio che una cena condivisa tra genitori e figli è un’abitudine molto bella, educativa e accrescitiva: quando si è a tavola tutti insieme si può raccontare, reciprocamente, la giornata trascorsa, creando una parentesi conviviale e insegnando, grazie a questa “attività” l’ importanza di raccontarsi, senza freni e senza segreti (aspetto che tornerà molto utile durante la crescita evolutiva dei bambini stessi!).

Per far sì che questo momento risulti piacevole, è utile trovare un punto di incontro tra le esigenze gestionali di bambini e adulti, che tenda più dalla parte dei bambini però, in quanto la possibilità di razionalizzare e adeguarsi alle situazioni è propria evidentemente degli adulti. Se questo connubio, cena-bambini e cena-genitori, risulta difficoltoso a livello di organizzazione pratica, è comunque utile, mentre i bambini cenano, coltivare la relazione con gli stessi, sedendo comunque al tavolo con loro e parlando, naturalmente lasciando spenta la televisione! In entrambi i casi il mio consiglio è quello di servire piatti leggeri e di veloce consumo, per non appesantire i piccoli di casa, consentirgli una digestione veloce, e di non allungare troppo il tempo che gli stessi devono passare seduti a tavola.

Per quanto riguarda la nanna il discorso è più esteso e complesso: il mio consiglio è quello di creare delle routines da svolgere ogni giorno, prima della messa a nanna.

Per esempio la lettura di un fiaba, tutti comodamente seduti sul divano, per esempio, o anche la visione di un solo episodio dei cartoni animati, o ancora la condivisione di un breve momento di gioco (possibilmente pacato…). Consiglio inoltre di scandire il tempo in maniera pratica: cioè applicare la raffigurazione visiva delle attività da svolgere, tramite dei disegnini, attorno ad un orologio da parete che, grazie alle lancette, possa ricordare ai bambini quando è ora di fare cosa (materiale che ho preparato personalmente e che abbiamo applicato con la complicità dell’intera famiglia, intorno all’orologio affisso nella cucina). Infine la messa a nanna dei bambini deve avvenire all’ora prestabilita, ognuno nel proprio lettino, salutandoli con la buona notte e un bacio confortevole. Sarebbe necessario spegnere la luce, perché la penombra favorisce il rilassamento e il conseguente addormentamento dei bambini: per ottenere questa condizione di penombra si può prendere in considerazione l’utilizzo di piccole lucine per la notte, facilmente recuperabili in diversi negozi.

Fondamentale, in questa fase nella quale i bambini dovranno abituarsi a questi nuovi ritmi, sarà una buona dose di perseveranza, fermezza e pazienza. Si potranno infatti verificare momenti di disagio, da parte dei bambini, espressi con pianti inconsolabili che di fatto sono lo sfogo di una frustrazione: per quanto si protrarranno questi periodi, tenderanno a risolversi solo mantenendo un punto fermo e consentendo così lo stabilizzarsi di questa fase di “assestamento”. L’ importante sarà non perdere le staffe e continuare a credere nell’azione educativa che si sta portando avanti.

Per ulteriori suggerimenti, chiarimenti o perplessità, rimango a disposizione della famiglia, grata della fiducia accordatami.



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