EDUCARE E’ UN DURO LAVORO MA QUALCUNO DOVRA’ PUR FARLO

Cosa significa “educare”

Educare, letteralmente, significa “trarre fuori, condurre, allevare”. Promuovere con l’insegnamento e con l’esempio lo sviluppo delle facoltà intellettuali, estetiche e delle qualità morali di una persona. Sviluppare e affinare le attitudini e la sensibilità.

Educare è dunque un compito molto impegnativo, sicuramente arduo, necessario, ma anche molto edificante: per me che sono un educatrice nella vita di tutti i giorni, non c’è gioia più grande nel vedere i risultati del processo educativo messo in atto con le piccole donne e i piccoli uomini che crescono intorno a me!

Quindi educare, volendo metabolizzare il significato nel suo esser più spicciolo, è “trarre fuori”, in questo caso dai bambini, le loro attitudini e le loro capacità; è “condurre” per mano i bambini alla scoperta del mondo che li circonda, fatto di relazioni sociali basate sul rispetto di regole che ci permettono di vivere la vita quotidiana; e delle diverse situazioni che, di volta in volta, devono affrontare. E ultimo, ma non meno importante, educare è “allevare” uomini e donne che possano diventare autonomi, sviluppando capacità e competenze volte all’innato istinto del “problem solving autonomo”, che li aiuterà ad affrontare tutto ciò che la vita ha in serbo per loro.

Chi deve educare gli uomini e le donne di domani?

Chi è dunque che deve svolgere quest’arduo compito propedeutico alla crescita psicofisica, sana e necessaria, dei bambini?

In primis, questa responsabilità, che io preferisco reinterpretare come un privilegio, spetta alla FAMIGLIA, alla mamma e al papà, in qualità di primissimo nucleo sociale nel quale i bambini “muovono i primi passi”. All’interno di un buon sistema educativo i bambini crescono autonomi, sicuri di sé e socievoli.

Capisco le difficoltà delle mamme e dei papà, dettate dalla società moderna che li vede impegnati fino a tardi a lavorare, costretti ad affidare i loro figli a terzi, quale la scuola, i nonni o la baby-sitter, e che quando rientrano a casa, desiderosi di godersi la vita familiare, cedono alla tentazione di accontentare i propri figli in tutto e per tutto, da un lato convinti che sia la dimostrazione dell’affetto che provano per loro, e dall’altro che sia l’unica modalità per evitare eventuali capricci e pianti disperati (che andrebbero ad aggiungersi ad una giornata già risultata pesante). Questa, però, non può diventare una scusa plausibile con la quale sottrarsi da una delle responsabilità principali del genitore, che è appunto quella di crescere i propri figli e renderli capaci di vivere in società, educandoli!

L’educazione nasce, innanzi tutto, da un modello comportamentale, motivo in più per il quale i genitori devono dimostrarsi propensi al sacrificio senza inciampare in facili scorciatoie. L’esempio, dunque, è la base dalla quale iniziare ad educare i propri figli: siate onesti, con loro e con voi stessi; siate coerenti, rispettando, anche all’atto pratico, le vostre idee in merito all’educazione che non devono rimanere solo idee; siate responsabili nei confronti di voi stessi e di chi vi circonda. Il bambino, per cui siete un modello educativo, tenderà ad imitarvi e ad intraprendere, con molta più facilità e serenità, la strada giusta verso l’educazione.

Come fare ad educare

Oltre a riproporre un esempio da seguire è necessario

  • porre dei limiti e dei confini ben delineati grazie all’insegnamento delle REGOLE. All’interno di questi confini i bambini, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, si sentiranno al sicuro e più sicuri di se stessi.
  • Infondere sicurezza rimanendo FERMI e AUTOREVOLI in merito alle regole stabilite. Questo comportamento farà sentire, ulteriormente, al sicuro il bambino.
  • Rimanere TRANQUILLI di fronte alla qualsiasi reazione che potrebbe avere il bambino. Cari genitori, non dovete spaventarvi e tanto meno sentirvi in colpa d’innanzi al pianto, alle urla o a chissà cos’altro, del vostro bambino, che si vede negata una richiesta; se avete fatto questo tipo di valutazione è stato per il suo bene!
  • ACCOGLIERE il suo stato d’animo con empatia: è molto importante cercare di comprendere le emozioni che si innescano nel tentativo di metabolizzare e accettare una regola: queste emozioni sono molto importanti e non devono essere minimizzate o ridicolizzate, bensì devono essere lasciate libere di fluire. Un contenimento fisico, nell’atto di un abbraccio, una carezza, una “pacca” sulla spalla aiuterà il bambino stesso a non averne paura, ad imparare che tutte le emozioni possono essere gestite e a non sentirsi solo nell’affrontare il suo stato d’animo, a volte inesplorato e sconosciuto.
  • Essere DISPONIBILI nei confronti delle richieste che i bambini vi fanno, valutarle, ma questo però non vuol dire essere a disposizione: lasciate che i bambini possano provare a “fare da soli” nella gestione di tutte le esperienze che vivono, rimanendo al loro fianco pronti a sostenerli ma non a sostituirvi a loro. Questo atteggiamento oltre a favorire l’autonomia, rafforzerà la loro autostima e gli permetterà di costruire nuove competenze.
  • Usare le parole per SPIEGARE, RACCONTARE e GRATIFICARE è importante tanto quanto dare il buon esempio!
  1. Spiegate in maniera pacata e rassicurante le  ragioni di un determinato intervento educativo, comparando alle diverse età del bambino spiegazioni più brevi e figurative, a spiegazioni di volta in volta più argomentate e ricche di spunti per un confronto man mano che i bambini crescono. E date un nome alle emozioni che il bambino prova perché le possa riconoscere e identificare in futuro.
  2. Raccontate ai bambini delle vostre esperienze e delle sensazione che avete provato nel viverle. I bambini si sentiranno meno soli nel loro turbinio emotivo, capiti e rassicurati dalla condivisione intima di questo stato emotivo.
  3. Gratificate, con i giusti modi e termini adeguati alla situazione, i successi, da quelli piccoli a quelli grandi, dei bambini: sarà per loro un incentivo nel continuare il cammino di crescita ed arrivare lontano!

Educare insieme

… che fatica eh?!

“Educare è un duro lavoro” per fortuna non siete soli, cari genitori, potete di fatto contare sull’istituzione della scuola, nella quale persone competenti e preparate in materia di educazione e, se siete fortunati, con tanta esperienza, vi aiutano e vi sostengono nella vostra missione educativa che è anche la loro (o almeno così dovrebbe essere sempre!). E ultima ma non meno importante, di supporto emotivo, è la famiglia non solo biologica, di cui fate parte. Siate quindi aperti al dialogo, al confronto e alla collaborazione cercando, in una linea comune, l’armonia necessaria al benessere psicofisico di piccole donne e piccoli uomini che stanno crescendo.

Educare è un enorme privilegio!

 

 

 

 

 



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