Viaggio in Camerun, un’altra educazione

30/08/17…sono ormai passati giorni da quando sono rientrata da una terra meravigliosa, qual è apparsa ai miei occhi il Camerun. Mentre ero in vacanza mi sono dovuta arrendere all’assenza di connessioni internet, motivo per il quale non ho potuto raccontare quotidianamente le esperienze di vita che mi sono state donate, come invece avrei voluto fare, ma non voglio rinunciare a lasciare una traccia delle sensazioni e impressioni che questa esperienza mi ha suscitando.

scorcio di un quartiere di Yaoundé
 scorcio di un quartiere di Yaoundé

Il viaggio

Il primo giorno, arrivo alle 4:35, è stato un valzer di emozioni, a cominciare dall’accoglienza in aeroporto, dove si è presentata quasi tutta la famiglia che mi ha ospitato: il capo famiglia, un bravo ragazzo di qualche anno più grande di me e tre dei suoi quattro figli: una bellissima ragazza di 16 anni, un ragazzo sveglio di 14 anni e una timida bambina di 9. Tutti buttati giù dal letto per venirmi a recuperare in aeroporto!! A casa ci aspettavano la moglie, mia cara amica e mia coetanea, e il suo piccolino di soli 4 mesi. Già questa breve descrizione restituisce un mondo, e un modo di essere, diverso da quello cui sono abituata.

viabilità per le strade di Yaoundè
         viabilità per le strade di Yaoundè

 

 

 

Il primo giorno, dopo un meritato riposo , ci siamo concessi una passeggiata a piedi nella città di Yaoundé: oltre al numero considerevole di persone che riempivano i marciapiedi, le file di macchine e moto cariche di persone che invadevano le strade, ai lati delle quali spuntavano bancarelle in cui ognuno, con il suo barbecue improvvisato, cucinava e vendeva una diversa specialità culinaria,

bancarelle ai lati delle strade
            bancarelle ai lati delle strade

la mia attenzione è stata attirata da bambini, alti poco più di un metro, che sulla testa portavano grandi vassoi colmi di arachidi, piuttosto che pezzi di frutta fresca, o rondelle di canne da zucchero e altre cose ancora che vendono in giro per la città . Sono bambini che racimolano qualche soldino, nel periodo estivo, per acquistare i materiali necessari per la scuola che frequenteranno da settembre…. qui nulla è  scontato, nemmeno se sei un bambino, e tutto va guadagnato con impegno e ingegno.

Una sera ho cenato a casa di alcuni parenti della famiglia che mi ospitava: noi adulti abbiamo cenato in una sala da pranzo, mentre i bambini, di età compresa tra i 3 anni e i 9/10 anni circa, hanno mangiato in un luogo a loro dedicato e, con l’aiuto delle sorelle maggiori, si sono arrangiati a mangiare. Quando dico “arrangiati”, ovviamente, non lo intendo in maniera dispregiativa, al contrario: voglio usare questa parola come una lode non solo nei confronti di questi bambini che, fin da molto piccoli, imparano a curarsi di se stessi in maniera molto autonoma, ma anche dei loro genitori che, sapientemente e coscientemente, li inducono a farlo.

angolo di quartiere, intorno a Yaoundè
angolo di quartiere, intorno a Yaoundè
bambino con la sua macchinina, costruita con una scatoletta di sardine
bambino con la sua macchinina, costruita con una scatoletta di sardine

Il mio viaggio non si è certo fermato qui! Abbiamo visitato il quartiere dove la famiglia dei miei amici ha vissuto i primi anni di matrimonio. In questi popolosi e spartani quartieri non è  difficile incontrare bambini: infatti giocano spensierati per le strade, o per meglio dire delle sconnesse battute di terra rossa, con in tasca solo la loro fantasia: si divertono a rincorrersi, a trasformare un oggetto di uso comune, a volte anche “pericoloso” come un accendino, in un gioco per passare il loro tempo; un mucchietto di 8 sassi diventa il fulcro per un gioco in cui sfidarsi tra amici; due calci ad una palla sgonfia; una scatoletta di sardine che insieme a poco altro ma con tanto ingegno, diventa una macchinina per giocare; ruote da bicicletta che corrono veloci rimanendo in equilibrio sotto il bastone abilmente destreggiato da questi ragazzini felici e spensierati… sono i passatempi che qui riempiono le giornate.

Alcuni giorni di questo viaggio, che non si può definire vacanza, colmo di esperienze di vita e che non potrei descrivere con aggettivi più  calzanti di ” autentico”, li abbiamo trascorsi sulle montagne che circondano la città di Yaundé, nel villaggio nel quale i miei amici sono nati e cresciuti!! La mamma della mia amica, nonché “nonna-sprint” dei loro figli, ci ha ospitato nella sua casa  spartana sì, ma molto dignitosa: priva di ogni confort, che ad oggi posso definire superfluo e superficiale, al quale la nostra società e la nostra cultura ci ha abituato, ma ricca dello stretto necessario,davvero indispensabile al loro vivere quotidiano e di valori, principe dei quali è sicuramente quello della condivisione, capo saldo di questa cultura!!

 

gruppo di case in villaggio
                                              gruppo di case in villaggio
donna,moglie e madre non ché "nonna sprint" che cucina
donna,moglie e madre non ché “nonna sprint” che cucina

Il villaggio è costituito da diversi gruppi di case, disseminate tra campi di mais, arachidi e caffè; al centro è collocata la casa del capo famiglia ed intorno le case delle sue mogli che vivono insieme ai propri figli, finché sono ancora piccoli e fino a quando loro vorranno. Una casa poi è dedicata alla cucina, che viene utilizzata in comune: tutte le mogli e le figlie più grandi, cucinano per sfamare l’intera famiglia e lo fanno senza sosta perché l’abitudine di questo popolo è mangiare quando si ha fame e non ad orari prestabiliti. Nonostante ogni moglie del capofamiglia abbia la propria casa e i propri figli, ognuna di loro è  anche un po’ madre dei figli delle altre e, in questa prospettiva, non manca di educare, all’occorrenza, anche i figli delle altre donne di famiglia, nonché mogli e madri, di cui è  amica, complice e aiutante in tutte le faccende. In questa vera e propria comunità si dividono e si condividono i compiti, tanto cucinare, lavare i piatti, lavare i panni, riordinare e accudire i bambini più piccoli, quanto condividere il cibo, il sonno, i momenti di gioia ma anche quelli di dolore, tra tutti i componenti grandi e piccoli che siano.

bambino nel "marsupio africano"
  bambino nel “marsupio africano”

Un giorno ero seduta con il piccolo di casa, di soli 4 mesi, sulle ginocchia, quando è  arrivato un bambino che non avrà  avuto più di 4 anni, ed era suo cugino di qualche grado, e ha voluto prenderlo in braccio. Io ero un po’ titubante a lasciarglielo, ma mi sono dovuta ricredere, tutto è  avvenuto con una sorprendente naturalezza, proprio perché è consuetudine che i bambini più  “grandi” si occupino dei più  piccoli, a tal punto che ho reputato fuori luogo le mie premure, eccessive per le radicate “usanze” del paese in cui mi trovavo, volendo intendere, con questo termine, i modelli di comportamento abituali.

bambina che gioca con la sua scarpetta
bambina che gioca con la sua scarpetta

 

Nella piccola piazza, creatasi al centro di queste case, i bambini passano il loro tempo tra giochi spontanei, che nascono da una rincorsa tra qualcuno di loro, dallo stupore e la curiosità nei confronti di oggetti a loro inadatti, come per esempio moto e macchine, a volte grazie ad un vecchio e “stropicciato” mazzo di carte .

Una volta rientrati in città e frequentati alcuni amici della famiglia di cui ero ospite, persone tra l’altro di diversi ceti sociali, mi sono resa conto che in casa, nell’intimità delle mura familiari, i bambini vengono cresciuti ed educati sempre nello stesso modo, con gli stessi principi e gli stessi valori. Seppure una famiglia è più facoltosa, rispetto ad un’altra, questo non cambia il metodo, grazie al quale il bambino si rende autonomo il prima possibile.

bimba che va a mangiare
         bimba che va a mangiare

Niente di più  semplice, eppure così  diverso dalla quotidianità  a cui siamo abituati…

Le mie riflessioni

Questo racconto breve, rispetto a tutto quello che avrei potuto e voluto raccontare su un viaggio che mi ha aperto la mente a nuovi ed entusiasmanti orizzonti, dal punto di vista emotivo ma anche razionale , mi ha suggerito delle domande che vorrei lasciare a chi legge…

E’ più importante il ripetersi sempre uguale di una routine abituale o la possibilità di viversi un’emozione forte anche se destabilizzante?

Benché ogni bambino abbia tutto il diritto, indiscutibile, di vivere spensieratamente la propria infanzia, è ovvio e naturale che, fin dal momento in cui nasce, esso ha il suo posto nel mondo e innumerevoli possibilità di cui usufruire, ma queste opportunità gli sono dovute o piuttosto gli è dovuta la possibilità di imparare a conquistarle e a guadagnarle?

Il bambino, di qualsiasi nazione, cultura,o  popolo sia, è una parte di quella stessa società in cui nasce. Crescendo, imparerà che il suo ruolo innato, comporta delle responsabilità piccole quando è piccolo, e sempre più grandi man mano che cresce…è bene che le impari da subito e le coltivi nel suo percorso di crescita, o che le incontri quando non ci sarà più un adulto a tutelarlo e a “schermarlo” dalla vita di tutti i giorni?

Prima ancor di far parte di una società, nei confronti della quale scopriranno di avere delle responsabilità, quegli stessi bambini sono parte integrante di un nucleo familiare: integrare non vuole forse dire, anche nel nostro modello sociale, coinvolgere in tutto e per tutto i bambini a partecipare attivamente alla vita pratica, e non solo emotiva, della famiglia ?

E ultima domanda, ma non per questo banale: i “nostri” bambini, nelle loro giornate, e in generale nelle loro vite, hanno spazio e tempo per lasciare libero sfogo alla loro fantasia, “arrangiandosi” a scacciare la noia e divertendosi con niente?…che di per sé sembra davvero una brutta parola associata al verbo divertirsi…ma per me non è così, anche perché questo viaggio ha saputo mostrarmi bambini davvero, ripeto davvero, FELICI!

..amore...
                    ..amore…

Spero che il “mio” Camerun abbia lasciato qualcosa anche a voi che leggete, quanto meno la voglia di porsi domande.